Elbasan: castello di Mehmed II sulla Via Egnatia, terme romane, congresso dell'alfabeto albanese 1909, patria del tavë kosi.
Elbasan (115.101 abitanti, quarto comune del paese) sorge sull'antica Via Egnatia romana, all'incrocio fra la valle dello Shkumbin e la pianura albanese centrale. La cittadella murata che ancora si visita fu costruita dal sultano Mehmed II nel 1466 come avamposto contro Skanderbeg, ma è qui che, nel 1909, il Congresso Nazionale Albanese confermò l'alfabeto latino tuttora in uso. Da Tirana sono cinquantacinque chilometri, quarantacinque–cinquanta minuti di strada — una città spesso saltata dagli itinerari turistici, e a torto.
I romani la chiamavano Scampis e sorgeva sulla Via Egnatia, fra Dyrrachium e Tessalonica. Dopo che la rivolta di Skanderbeg destabilizzò la pianura centrale, Mehmed II costruì qui una nuova fortezza nel 1466 e le diede il nome di Elbasan ("paese del conquistatore"); l'anno dopo deportò qui cristiani da Skopje e da Ohrid per popolarla. Le mura visibili e la torre dell'orologio superstite sono essenzialmente sua opera — una piccola Famagosta delle Balcani.
Il momento cruciale dell'epoca moderna è il settembre 1909, quando il Congresso Nazionale Albanese di Elbasan adottò un unico alfabeto a base latina per la lingua albanese, chiudendo una lunga disputa fra sostenitori della scrittura latina, greca e araba. Lo stesso anno aprì la Shkolla Normale e Elbasanit, il primo istituto magistrale del paese; molti dei protagonisti dell'indipendenza del 1912 vi si formarono.
Il Castello di Elbasan coincide essenzialmente con il centro città — si passeggia liberamente lungo le mura superstiti, attorno alla torre dell'orologio e alle case storiche all'interno. Dentro le mura, la Chiesa di Santa Maria conserva affreschi della scuola di Onufri (gratuita, orario diurno, donazioni gradite); il Museo Etnografico, dentro una casa signorile del Settecento, espone tessuti tradizionali, suppellettili in rame, focolari domestici. La Moschea del Bazar (Xhamia e Pazarit) e il viale pedonale centrale sono al loro meglio nel tardo pomeriggio, quando inizia la xhiro, la passeggiata serale che è uno dei rituali più affascinanti della vita albanese contemporanea.
Per chi cerca movimento, lo Shkumbin a sud della città offre discese in rafting di mezza giornata (intorno ai 20 €, partenze in genere 09:00–12:00). Sui versanti sette chilometri a nord si trovano le Llixhat e Elbasanit, terme conosciute fin dall'epoca romana: pacchetti hotel-spa modesti a 15–25 € per notte con trattamenti inclusi. L'acqua è solforosa, indicata per affezioni della pelle e reumatismi — un piccolo termalismo della provincia che ricorda certe stazioni dell'Appennino emiliano.
Se l'Albania ha un piatto nazionale, è il tavë kosi — agnello al forno con riso e una crema di yogurt e uova che si caramellizza in superficie — ed è nato proprio a Elbasan. Si serve in tegami di terracotta da 200 a 600 lekë. Provatelo all'Onufri, ristorante tradizionale del centro storico, oppure in uno dei locali del Bazar restaurato. La cucina locale comprende anche byrek me jufka (sfoglia con paste e formaggio), qofte e Elbasanit (polpette speziate) e llokum ottomano fatto in casa. Il pane di mais (misra) accompagna ogni pasto.
Per il vino, Elbasan è terra di Shesh i Bardhë e di alcuni piccoli produttori della vicina valle del Devoll. La raki di gelso di Elbasan è considerata fra le migliori del paese: chiede di essere bevuta a temperatura ambiente, in piccoli bicchieri, dopo cena.
La popolazione di Elbasan è storicamente mista: musulmani sunniti, bektashi, ortodossi e cattolici hanno convissuto per secoli senza grandi conflitti. La città è anche centro storico dell'industria siderurgica albanese — la "Steelopolis" della propaganda di Hoxha, con il combinato siderurgico costruito nel 1974 con tecnologia cinese che dava lavoro a oltre 12.000 operai. Quel mondo industriale è in larga parte chiuso e in parte riconvertito; vale comunque uno sguardo dalla collina sopra la città per capire la dimensione del progetto socialista, paragonabile per ambizione (e malinconia successiva) a Bagnoli o all'Ilva di Taranto.
Il Bazar di Elbasan restaurato è oggi una delle aree pedonali più vivaci del centro Albania, con caffè storici come il Tirana 1820, gallerie d'arte e botteghe artigiane di rame e tappeti. La domenica mattina si tiene un piccolo mercato di antiquariato dove si trovano oggetti ottomani, monete, vecchie fotografie. Per chi ama la musica popolare, i ristoranti del bazar ospitano serate di musica live con strumenti tradizionali (çifteli, lahuta) il venerdì e il sabato sera.
Il Festivali Folklorik Kombëtar i Elbasanit, festival folkloristico che si tiene in giugno negli anni dispari, riunisce gruppi di danza e canto tradizionale da tutto il paese. La Giornata dell'Alfabeto, il 10 settembre, ricorda il Congresso del 1909 con eventi culturali e mostre. La Festa del tavë kosi, in agosto, è un appuntamento gastronomico recente ma molto sentito: ristoratori della città preparano versioni del piatto in piazza, con degustazioni a un euro a porzione e premi per la migliore preparazione.
Elbasan funziona bene come tappa fra Tirana e il sud-est del paese (Pogradec, Korça). Sulla strada per il Lago di Ohrid, una sosta a Elbasan per pranzo (tavë kosi) e una passeggiata nel castello aggiungono un'ora di viaggio ma molto significato. Per chi pianifica un giro completo del centro-sud, l'Itinerario Tirana–Berat–Korça–Pogradec tocca Elbasan come passaggio obbligato. In alternativa, un Tour privato Albania 6 giorni può includerla come tappa pranzo.
La primavera e il primo autunno sono ideali: il caldo estivo della valle dello Shkumbin può essere opprimente (35–38 °C in luglio). Le terme funzionano tutto l'anno e sono particolarmente piacevoli da novembre a marzo. La xhiro serale è viva tutto l'anno ma raggiunge il suo apice nelle sere d'estate.
Sì, soprattutto se siete sulla strada per il sud-est. Mezza giornata — castello, museo etnografico, pranzo con tavë kosi, terme — è perfetta. Da sola non giustifica un viaggio, ma arricchisce un itinerario.
Sì. Gli hotel-spa sono semplici ma puliti, con piscine termali interne ed esterne, fanghi e massaggi. I prezzi sono una frazione di quelli italiani.
No, è ormai diffuso in tutta l'Albania, ma a Elbasan lo si mangia nella forma più tradizionale, in tegami di terracotta, senza variazioni moderne.
Poco visibile in superficie — la Via Egnatia è oggi tracciata da una strada moderna — ma il museo conserva reperti significativi. Per chi cerca rovine romane spettacolari, meglio Apollonia, Butrinto o Byllis.
Per oltre mille anni, la Via Egnatia è stata la strada che dall'Italia portava a Costantinopoli. Mercanti veneziani, pellegrini di Compostela diretti a Gerusalemme, ambasciatori, predicatori francescani: tutti passarono da Elbasan. Le antiche miglia romane sono state in gran parte coperte dalla strada moderna, ma la posizione della cittadella ottomana — esattamente sulla linea della Via Egnatia — restituisce il senso di questa continuità. Per il viaggiatore italiano contemporaneo, fare il percorso Bari–Durazzo–Elbasan–Ohrid significa ricalcare letteralmente la rotta dei pellegrinaggi medievali del Sud Italia verso l'Oriente cristiano.
I sentieri di trekking della valle dello Shkumbin, recentemente recuperati come parte del progetto "Via Egnatia Heritage Trail", consentono di percorrere a piedi tratti della strada romana fra Elbasan e Librazhd, con segnaletica e pannelli storici. Sono ancora poco frequentati ma ben tracciati.
Distanza: 55 km da Tirana / 50 minuti. Castello: gratuito. Museo Etnografico: 200 lekë. Terme Llixhat: 15–25 € pernotto con trattamenti. Stagione: aprile–giugno e settembre–ottobre ideali. Combinazioni: Tirana, Berat, Pogradec, Korça. Sulla Via Egnatia: tappa fra Bari/Durazzo e Ohrid.
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